Addio a Ferrante, icona di un calcio che non c’è più

Addio a Ferrante, icona di un calcio che non c’è più

pallone anticodi FRANCO CAFFARELLA – Trani, 5 novembre – Aveva 82 anni ed un fisico che lasciava immaginare il suo passato di arcigno difensore, sui campi allora polverosi di Puglia, prima di quella fantastica stagione in serie B con la maglia del Trani. Se ne è andato, a Milano, dove da tempo si era trasferito, Vincenzo Ferrante, uno dei pochi tranesi purosangue, con Lamia Caputo e Pappalettera, di quella Polisportiva che nel 1964 ottenne la storica promozione tra i cadetti.

Per gli annali sportivi era Ferrante IV, per collocarlo dopo altri giocatori che avevano già giocato con i biancoazzurri. Era un mediano che aveva cominciato a giocare sedicenne in prima squadra con il Trani, nel 1949 nel campionato di prima divisione pugliese (in un esordio davvero difficile da dimenticare per la sconfitta di 9 a 0 rimediata a Molfetta) e che, dopo essere diventato inamovibile a partire dal campionato di Quarta Serie del 1956,  smise nel 1965, difendendo con i denti il gol di Santino Barbato che portò l’unica vittoria esterna del Trani in serie B.

Ferrante in quella gara, giocata a Parma, in uno scontro di gioco si infortunò seriamente. Restò fuori per un quarto d’ora, poi chiese ed ottenne di finire la partita da autentico lottatore. Sarebbe stata quella l’ultima partita con la maglia del Trani. E lui lo aveva intuito. La sua carriera sportiva finì al Tardini. Gli venne diagnosticata la frattura del menisco, la fine della carriera per un giocatore, a quei tempi. E così dopo 240 gare con la maglia del Trani con 9 reti segnate, fu costretto  ad appendere le scarpe al chiodo, terzo per presenze nella storia della Polisportiva dopo Fischietti (255) e Cosmano (254). Ma quel Trani, la squadra che lo aveva avuto tra i migliori difensori centrali dei campionati di serie D e di serie C  e che a 30 anni gli aveva regalato il sogno di giocare con quella maglia in serie B e di battere il Napoli dinanzi a 20.000 spettatori accorsi per l’inaugurazione dello Stadio tranese, non lo dimenticherà mai.

E così in quel bar milanese di via Meda, che era divenuto il suo nuovo “campo” di gioco, con una gigantografia del porto di Trani e del suo simbolo conosciuto in tutto il mondo, la Cattedrale, Vincenzo Ferrante, accoglieva anche tanti pugliesi e  tranesi, alcuni giunti lì per caso a sorseggiare un caffè, rivendicando con orgoglio le sue origini  e quell’essere stato il protagonista di un calcio povero di soldi ma ricco di tanto attaccamento alla maglia e con quel suo slang dialettale ricordava che lui era “Frrend, cud ca è sciucuat in do Tran”. E nella sua Trani, Ferrante IV, tornerà dopo l’ultima partita della vita, accolto dal ricordo e dall’affetto di tanti sportivi.

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