Consiglio regionale: approvati debiti fuori bilancio. Ok alla legge che disciplina l’attività estrattiva

BARI, 11 giugno – Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza, con il voto contrario del M5S e l’astensione degli esponenti degli altri Gruppi di minoranza, i disegni di legge contenenti il riconoscimento di debiti fuori bilancio, rinvenienti da sentenze esecutive per un importo complessivo di 3 milioni 702 mila euro.

Il Consiglio regionale ha inoltre approvato a maggioranza, con 36 voti favorevoli e 9 astenuti, il disegno di legge “Nuova disciplina generale in materia di attività estrattiva”.
Il provvedimento legislativo ha come obiettivo l’aggiornamento organico della normativa vigente in materia, che finora ha fatto riferimento alla legge regionale 22 maggio 1985, n. 37. Nel corso degli anni la Regione Puglia ha aggiornato la disciplina delle attività estrattive per venire incontro a diverse esigenze rivenienti dal mutato quadro di pianificazione, tutela e stato giuridico del territorio regionale e per riscontrare alcune legittime esigenze delle imprese operanti nel settore. Tale aggiornamento è stato effettuato principalmente attraverso la definizione dello strumento di pianificazione di settore, il PRAE (Piano regionale delle attività estrattive) e sul piano procedurale con l’istituzione dello Sportello Unico per le Attività Estrattive. Sono stati inoltre emanati altri provvedimenti (Regolamenti, Circolari, Direttive) volti a normare e disciplinare specifici aspetti della materia.
Pertanto, la Puglia si dota oggi di una legge che mira ad una ridistribuzione delle competenze in materia di attività estrattive rispetto all’attuale assetto. Vengono demandate ai comuni le competenze in materia di autorizzazione e vigilanza. Tale ridistribuzione sposta quindi le funzioni amministrative e di controllo sull’ente più prossimo al territorio interessato e mira a rafforzare e rilanciare l’azione regionale in materia di pianificazione e coordinamento del settore. Nell’ambito della ridistribuzione delle competenze, spetta alla Regione il nuovo compito di censire i numerosi siti estrattivi dismessi presenti sul territorio regionale, programmare e promuovere il recupero.
Numerosi gli emendamenti approvati, perlopiù di natura tecnica e proposti dai consiglieri Ventola, Vizzino, Blasi, Marmo, Santorsola, Campo e Barone, che interessano gli articoli che sanciscono le definizioni e classificazione dei materiali di cava e assimilati, i contenuti del PRAE, le autorizzazioni all’esercizio dell’attività estrattiva, la domanda di autorizzazione, gli ampliamenti, approfondimenti e riattivazione di cava, gli obblighi e gli adempimenti dell’esercente per il recupero ambientale delle cave dismesse, le pertinenze di cava e impianti connessi, le autorizzazioni alla ricerca, il censimento delle aree estrattive o dismesse, le funzioni di vigilanza e di polizia mineraria.
Tra le varie disposizioni sancite dall’articolato, quelle relative alle competenze in materia di autorizzazione e vigilanza. È normata inoltre, l’onerosità dell’attività estrattiva individuando i principi e le modalità per la determinazione di tali oneri ed i criteri per la ripartizione tra Regione e Comuni delle somme incamerate, nonché l’utilizzo di tali fondi.
È sancita la richiesta di autorizzazione per la coltivazione di giacimenti di cava ricadenti nelle aree individuate dal PRAE.
È prevista l’individuazione degli elaborati che compongono la domanda di autorizzazione e gli elementi che devono essere contenuti nel provvedimento di autorizzazione all’esercizio dell’attività. Si è intervenuti anche nell’individuazione delle fattispecie di ampliamento, approfondimento e riattivazione di cava, sul recupero di cava dismessa al fine di approntare i luoghi alla realizzazione delle opere di recupero previste, sancendo l’obbligo di recupero per gli esercizi di cava e fissando i principi ed i criteri per la realizzazione delle opere stesse.
Vengono stabiliti i requisiti e le condizioni necessarie per l’apertura di una “cava di prestito”, le funzioni e i compiti del Catasto regionale delle attività estrattive per il monitoraggio del settore, le mansioni che deve svolgere la Consulta regionale per questo tipo di attività e l’individuazione delle autorità competenti per le funzioni di vigilanza ambientale comprese le funzioni di polizia mineraria.
Infine, in uno specifico articolo è stato stabilito che con il recupero delle somme rivenienti dagli oneri per l’attività estrattiva, è data la possibilità alla Regione di avere una dotazione finanziaria necessaria per adempiere, nella misura del 70% per le spese di investimenti nel settore estrattivo finalizzati all’innovazione tecnologica e recupero e messa in sicurezza delle cave dismesse e del 30% per le spese inerenti all’attività di promozione, studi e ricerche.

“Una buona legge, che riordina – ha commentato il presidente del Consiglio regionale Mario Loizzo – l’intero impianto normativo sull’attività estrattiva, detta norme di tutela del lavoro e guarda al recupero ambientale dei siti dismessi, contemperando nel complesso le esigenze di tutela del territorio con quelle legittime delle aziende del settore”.
“Nonostante le difficoltà e le fatiche per pervenire all’adozione dell’articolato, abbiamo approvato un legge chiara, che offre non soltanto una risposta a un importante mondo produttivo ma offre ad imprenditori e operatori una normativa più chiara che consente di svolgere meglio il loro lavoro”.
Dalla prima legge regionale del 1985, ha fatto presente il presidente Loizzo, sono diverse le previsioni normative che si sono aggiunte “a pezzi”, e spesso sovrapposte. Con questo intervento il puzzle legislativo viene finalmente e utilmente ricomposto, con l’aggiornamento organico di una sorta di testo unico delle attività estrattive.

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