35 anni fa il tranese Alfredo Albanese cadeva sotto i colpi delle BR

35 anni fa il tranese Alfredo Albanese cadeva sotto i colpi delle BR

Alfredo Albanese. Alfredo Albanese.

Era il 12 maggio del 1980.  Una mattina come tante altre per un giovane funzionario di Polizia, originario di Trani, in servizio alla Questura di Venezia. Un caffè a casa ed un bacio alla moglie in attesa del primo figlio, prima di andare in ufficio. Per Alfredo Albanese, quello sarebbe stato l’ultimo saluto. Pedinato da mesi, era un obiettivo delle Brigate Rosse dopo aver condotto con successo numerose operazioni di contrasto al terrorismo in tutto il Nord Italia. In strada un commando di uomini armati lo attendeva. Trenta colpi a distanza ravvicinata. Non ebbe il tempo di capire. Una pioggia di proiettili in via Comelico, a poca distanza dall’incrocio con via Rielta (e dal parco che gli sarà poi dedicato).

L’attentato fu poi rivendicato dalle Brigate Rosse con un volantino lasciato a Venezia in un cestino dei rifiuti e confermato con una telefonata alla redazione del Gazzettino. Albanese morì nel tragitto verso l’ospedale. Aveva solo 33 anni. Trani lo pianse con l’affetto che riconosce ai suoi figli migliori. Ci fu anche chi, tra i suoi colleghi, non esitò a censurare uno Stato che aveva lasciato al suo destino un suo Servitore. Cento giorni prima di morire era stato fra i primi a giungere in Viale Garibaldi, sul luogo dove le Brigate Rosse avevano appena ucciso nel cortile della sua abitazione il vice direttore della Montedison Sergio Gori. Quella immagine di Albanese, sul luogo del delitto di Gori, resta tra i fotogrammi più significativi di una storia umana e professionale conclusa con l’estremo sacrificio. Albanese era un bravo funzionario di Polizia. Aveva vinto il Concorso per Segretario Comunale prendendo servizio a Candia Canavese. Poi era entrato in Polizia nel 1975 subito distaccato alla Questura di Venezia.

Nel 1977 divenne direttore del 3º Distretto di Polizia a Mestre, per poi passare ne 1979 alla Digos veneziana, venendo nominato capo della sezione Antiterrorismo e in seguito commissario capo. Come vice questore aggiunto dirigeva la sezione antiterrorismo della Digos di Venezia, in uno dei periodi più caldi della storia cittadina, con i terroristi particolarmente attivi sul fronte di Porto Marghera.
E quelle indagini, che lo stavano portando a scoprire un traffico d’armi che coinvolgeva militanti dei gruppi della sinistra militante ne sancirono la sua condanna a morte. Le indagini sull’omicidio portarono rapidamente alla scoperta di due covi brigatisti nel Triveneto. Vennero arrestati per il fatto diverse persone legate alle Brigate Rosse. La Corte d’Assise di Venezia emise dure condanne per i membri del commando e i terroristi legati ai due covi scoperti: ergastolo per Marco Fasoli, Nadia Ponti, Marinella Ventura e Vincenzo Guagliardo. Condanne dai 16 ai 13 anni per altri 8 terroristi. Ma come purtroppo spesso accade, il dolore dei parenti delle vittime del terrorismo non sempre viene rispettato. La Ventura ricevette la grazia nel 1997 dal Presidente Scalfaro, la Bono venne scarcerata nel 1986, mentre nel 1987 vennero scarcerati Oliviero e Galati.

Recentemente, una componente del commando, Emanuela Bugitti ormai libera dal 1994 e presidente della cooperativa 29 giugno è stata coinvolta nell’inchiesta di Mafia Capitale. E’ vero, altresì che lo Stato riconosce da alcuni anni la Giornata della Memoria delle Vittime del Terrorismo, in occasione del 9 maggio, anniversario della morte di Aldo Moro. Un riconoscimento forse tardivo, dopo anni di oblio, in cui solo la tenacia delle famiglie ha portato avanti il ricordo di quegli anni di piombo. Come accade ancora oggi per Alfredo Albanese,  insignito di una medaglia d’oro al valor civile alla memoria. Una memoria portata avanti da quel bambino che sua moglie Teresa Friggione portava in grembo 35 anni fa e che ora, è un giovane ed apprezzato ingegnere, a cui venne dato il nome del padre: Alfredo. Sono tante le iniziative che d’intesa con i colleghi della Polizia di Stato, soprattutto in Veneto, ricordano il sacrificio di Alfredo Albanese.

A Trani, molto venne fatto con le Amministrazioni Avantario e Tarantini, anche grazie alla tenacia dello scomparso Sen. Roberto Visibelli, che con Albanese frequentò il Liceo De Sanctis di Trani, nel quale la famiglia istituì già con la Preside “storica” Maria Rachele Taddei Ciafardini, una Borsa di Studi per ricordarne la Memoria. Sarebbe stato lecito aspettarsi, pur nella gestione Commissariale, una manifestazione che ricordasse il sacrificio di un giovane tranese servitore dello Stato, in anni difficili per la vita democratica della Nazione.

Franco Caffarella  – Giornalista – Trani

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